E noi, cosa lasceremo?

C’erano tutti campi al posto di Los Angeles.

Durante la seconda guerra mondiale c’erano genitori talmente disperati da mettere in vendita i propri bambini.

Ho visto gli occhi sconcertati di un aborigeno quando per la prima volta ha parlato al telefono, la foto dell’ultima tigre della Tasmania prima dell’estinzione, un uomo curare il proprio cane ferito nella seconda guerra mondiale.

Un uomo con tuta antiradiazioni salvare un bambino da Cernobyl, una donna fare in bagno in bikini nel regno dell’Islam, dei medici inchinarsi davanti ad un bambino che non hanno salvato, ma che con i suoi organi ha regalato la vita ad altre persone, un veterano di guerra piangere davanti al suo ex carro armato dove ha vissuto anni e di cose ne avrà sicuramente viste tante e fatte altrettante.

Un giovane Che Guevara con gli occhi pieni di voglia di fare, un uomo di colore che siede su un bus per bianchi, per protestare contro l’Apartheid, un soldato abbracciato alla sua ragazza su un prato, Renoir dipingere con un pennello legato alla mano malgrado la sua artrite reumatoide, un bimbo in tempo di guerra che ride di gioia davanti ad un paio di scarpe.

Un soldato che per trovare un po’ di umanità e bellezza suona un piano abbandonato in un bosco.

Paolo Borsellino al mare sorridente, malgrado tutto.

Donne protestare contro la guerra nel Vietnam, un Robin William artista di strada, Freddy Mercury inchinato davanti al suo pubblico.

E noi, cosa lasceremo? Abbiamo così tanta passione di continuare a dipingere malgrado la malattia come faceva Renoir? O ci fermiamo davanti alla prima difficoltà? Siamo capaci di esibirci davanti a dei passanti anche se siamo da Oscar, o siamo troppo pieni di noi per dedicare qualche minuto ad uno sconosciuto?

Sappiamo apprezzare ogni singolo animale anche se non è l’ultimo sulla terra? Quante paia di scarpe abbiamo?

Siamo ancora in grado di cogliere nelle nostre “giornate di guerra” l’umanità e la bellezza del momento come quel soldato col pianoforte?

 

 

immagini di lefotochehannosegnatounepoca

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Mamma, webdesigner e blogger. Nel 2012 decido di seguire le mie passioni legate al mondo del web e lascio la strada prefissata. Oggi gestisco magazine online e blog di successo. Seguimi anche su www.greenmagazine.it

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